
L'amore per i bambini è un sentimento che ci accomuna, è una
passione che ci lega e ci porta spesso a cercare situazioni dove i
bambini siano i protagonisti.
Il viaggio verso il Nepal e l'India voleva essere fin dall'inizio
un'esperienza costruttiva che ci portasse a conoscere realtà
diverse: ambienti, usi e costumi differenti da quelli in cui siamo
nati e cresciuti, portandoci ad un confronto, uno scambio, ad un
adattamento, ad una comprensione ed accettazione profonda delle
diversità, arrivando perfino a mettere in discussione abitudini e
modalità della nostra cultura e dei risultati prodotti.
La povertà è una parola facile per noi che non la
conosciamo veramente, vivendo in una realtà che ruota intorno ai
beni di consumo, al lusso, all'importanza dell'immagine. Lì dove
la vita e l'importanza di questa sono legate a ben altri valori,
ci è capitato più volte di mettere in dubbio la validità e
l'utilità dei metodi educativi che ci appartengono. Abbiamo
valutato quanto possa essere altrettanto equilibrata e sana la
crescita di un bambino povero che non ha computer, giochi
elettronici spaziali e futuristici, che non vive fra quattro mura
e sotto una cappa irrespirabile di gas di scarico, che non ha
paura e che non teme pericoli correndo e giocando nel suo ambiente
esterno naturale.
Abbiamo desiderato e desideriamo intensamente che i nostri figli
possano crescere con la gioia del contatto costante con un
ambiente accogliente, generoso di fiori e frutti da cogliere e
veder crescere.
La maggior parte dei bambini incontrati nei villaggi hanno una
famiglia ed una casa, spesso di legno, pietra e terra, in mezzo a
boschi, vallate o montagne, cascate, torrenti, erba e fiori a
perdita d'occhio: è il loro ambiente, ne fanno parte e sono
perfettam ente inseriti. Siamo stati noi a sentirci impacciati ed
inadatti, disabituati al contatto con i cinque elementi, con ciò
che ci offre nutrimento e vita.
I bambini nepalesi, indiani e tibetani sono spesso spettinati, con
il viso polveroso, il naso che cola, immensamente felici per una
penna in regalo, autonomi, intelligenti, disinvolti, agili e
forti, con una luce espressiva e vivace negli occhi da non
invidiare a nessun altro bambino.
Non vivono in condizioni di lusso e "benessere" come noi
intendiamo, ma hanno una ricchezza ed una salute dell'anima
invidiabili. Apprezzano il valore delle cose semplici, ogni giorno
ringraziano nei gesti e nei pensieri la generosità della madre
terra, dell'universo, dell'esistente bellezza di cui fanno parte.

Si scontrano duramente con la realtà della vita fin da piccoli:
partecipare con i genitori alle faccende da svolgere, accudire i
fratellini anche se la differenza è solo di un paio d'anni;
crescono insieme avendo cura l'uno dell'altro, mentre i genitori
lavorano; hanno l'aspetto di "piccoli adulti" tuttofare,
nei modi e nelle espressioni, senza mai perdere la spensieratezza,
ti commuovono teneramente e ti stupiscono.
Lungo i vicoli dei villaggi si incontrano gruppi di bimbi che
urlano, cantano, saltano, ridono a crepapelle, gioiosi e liberi
come cuccioli randagi, ti fanno le feste, se gli fai un sorriso
sei loro amico, ti prendono per mano e ti coinvolgono nei giochi o
si fanno coinvolgere nel girotondo, curiosi di imparare nuove
filastrocche.
Purtroppo il turismo ha rovinato l'ingenuità e l'approccio
disinteressato nei confronti degli stranieri, visti come fonte di
denaro. Nei luoghi più battuti dai turisti, i bambini hanno
imparato a tendere le mani, chiedendo monete, caramelle o penne.
E' poco costruttivo il ruolo di benefattori che gli occidentali
continuano ad impersonificare.
Il problema è di carattere morale: per loro è automatico
individuarci come "i ricchi", con molta facilità
doniamo una piccola cifra senza pensare alle conseguenze.
E' antieducativo portare a casa dei soldi "regalati",
rispetto alla stessa cifra guadagnata dai genitori con fatica.
Il valore della loro moneta è nettamente inferiore alla nostra,
sottovalutarne la differenza vuol dire non avere rispetto per
loro dignità, non apportando nessun beneficio alle loro
condizioni economiche.
E' bello invece fermarsi con i bimbi, cercare di comunicare, di
instaurare uno scambio, dialettico o gestuale ma che sia di
carattere umano, di conoscenza e di incontro.
L'impatto con i bambini meno fortunati è stato non meno
impegnativo da gestire, in India ci sono milioni di persone che
vivono di elemosina, i cosiddetti intoccabili, l'ultimo gradino
nella scala delle caste: i nullatenenti che vivono in baracche di
fortuna sui bordi delle strade.
Nulla potrà mai cambiare per loro, nascere con questa etichetta
vuol dire accettare il volere divino, inutile dunque cercare di
cambiare lo stato di cose per migliorare la propria condizione con
l'impegno, il lavoro, la realizzazione; non avverrebbe comunque il
passaggio da quel gradino a quello superiore: questa è la legge
che regola le caste. L'immagine è straziante, difficile tirar
dritti, ma gli intoccabili sono tantissimi ad ogni angolo della
città e non è materialmente possibile aiutare tutti.
Dal diario di viaggio:
"I bambini per strada li incontri a gruppetti, pronti a
stregarti con gli occhi da tristezza, abbandono e povertà; il
loro mestiere è diventare la tua persecuzione, anche solo per
ottenere una rupia. Conoscono tutti i trucchi espressivi per
ammaliarti e commuoverti;
ma dopo aver visto così tanti bambini con quelle stesse
espressioni, anche io ho imparato il trucco per indurire il cuore,
velare gli occhi, vedere solo i bambini che sono, non dei
mendicanti. Mi piace giocarci, ignorare la loro insistente
pretesa, fargli capire che se posso dargli qualcosa non sono i
soldi, non un sentimento di pietà, so come farli uscire da quel
ruolo, come farli sorridere, per iniziare a scherzarci e prendersi
in giro.
Sono perspicaci, intelligenti , con gli occhioni scuri ti scrutano
a fondo, sembra che ti leggano dentro, sono curiosi, affascinati
dalla nostra buffa diversità, i nostri nomi spesso li fanno
sorridere e non sempre riescono a ripeterli. Amano farsi
fotografare."
Un posto speciale nel nostro
cuore è occupato dai bambini tibetani, per il loro destino
sfortunato. Per quanto la situazione dei rifugiati, sia in Nepal
che in India, sia di buon inserimento e di serena convivenza con
gli ospiti, non vivono nella loro terra, la conservazione e lo
sviluppo della loro cultura e delle tradizioni risentono della
dittatura cinese che preme con violenza.
Non smetteranno mai di credere e di sperare in un domani migliore,
con fede e serenità pazientano e combattono pacificamente
per i loro diritti e per l'armonia e l'amore fra gli uomini.
Collaborare a far vivere nel tempo la loro preziosa cultura,
sarebbe la nostra grande speranza, il nostro desiderio, un
obiettivo da raggiungere."
Barbara Alessandrelli e
Massimiliano Onano
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